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LA "GIORNATA DELL'ARTE" di Raffaello Tontodonati
 
 
Il 2 febbraio "Giornata dell'Arte" in Abruzzo nel ricordo di Pietro Cascella
e Giuseppe Tontodonati
 
 
Il 2 Febbraio 1917 a Scafa, oggi provincia di Pescara ma allora piccola frazione del comune di San Valentino AC provincia di Chieti, nasceva Giuseppe Tontodonati (1917-1989) il “poeta storico” come lo ha definito il Prof. Umberto Russo (intr. volume Sam Bbietre Cele – 2007) che ha cantato in vernacolo la storia dell’Abruzzo, dal mito della nascita della Maiella e del territorio abruzzese alla lotta dei popoli italici contro Roma, dalla vita di Celestino V e dello sviluppo della religiosità nel territorio abruzzese ai moti carbonari abruzzesi e al brigantaggio post-unitario, dall’Ode a Chieti ai “Ricurde Piscarese”. Pochi anni dopo, il 2 Febbraio del 1921 nasceva a Pescara Pietro Cascella (1921-2008) erede della più famosa dinastia di artisti abruzzesi che ebbe in Basilio il capostipite. Dopo alcune esperienze nella pittura, si dedicò alla scultura raggiungendo subito una fama internazionale meritandosi un posto tra i grandi scultori del ‘900. Da ragazzo Tontodonati si trasferì a Pescara ed è quindi probabile che i due giovani si siano incontrati anche grazie all’attività della prima moglie del poeta, la pittrice Isabella Ardente, grande artista pescarese prematuramente scomparsa ed oggi purtroppo totalmente dimenticata. Di sicuro da adulti i due artisti non ebbero mai occasione di incontrarsi pur rimanendo sempre in contatto tra loro grazie ad una nipote di Tontodonati molto amica della famiglia Cascella, di frequente loro ospite nella residenza-castello di Fivizzana (MS) . Nel 1987 Tontodonati dedica il sonetto “La Nave”  a Cascella prendendo spunto dalla sua omonima opera esposta sul lungomare di Pescara. Nel 2004 il Maestro contraccambia l’omaggio a Tontodonati scegliendo egli stesso l’immagine per la copertina dell’opera postuma di Tontodonati “Vocabolarietto dell’Uso Abruzzese” (2004). Ovviamente la scelta del giorno della Candelora come Giornata dell’Arte Abruzzese per il momento è solo una proposta che potrà essere valutata o meno dagli organi competenti, però ci sembra che festeggiare contemporaneamente l’anniversario di nascita di due personalità che tanto hanno dato alla cultura abruzzese meriti una segnalazione particolare. È anche vero che la dimensione artistica dei due è certamente diversa; “mondiale” quella del M° Pietro Cascella, poco più che regionale quella del poeta Giuseppe Tontodonati, ma è altrettanto vero che entrambi furono animati dalla stesso attaccamento alle radici abruzzesi ed al desiderio di recuperare e documentare le tradizioni e la cultura abruzzese, trasferendo l’amore per la terra d’Abruzzo nelle loro opere. È quindi importante mantenere viva la memoria del loro percorso artistico unitamente a quello di tanti altri artisti che con le loro opere hanno onorato e reso celebre l’Abruzzo in Italia e nel mondo, focalizzandoci contemporaneamente alla valorizzazione del grande partimonio aritistico regionale. Un obiettivo certamente ambizioso per il quale ci sembra opportuno dedicare una giornata particolare.
 
Raffaello Tontodonati

 

 

 L'ACQUA  E LA RUGIADA di Giulio Larosa
 
Ero appena arrivato a Roma quando un gruppo di giovani stranieri di porse un libretto fatto di cartone e fogli ciclostilati, c'era scritto "A te Palestina" e dentro poesie. Allora non ero ancora consapevole di essere anch'io figlio di una terra calpestata e saccheggiata, non sapevo che anche per noi, da Cavour, erano state pronunciate le parole di Ben Gurion "I padri moriranno ed i figli dimenticheranno". Nonostante tutto mi sentivo vicino a quella gente che per la prima volta mi trovavo fisicamente davanti. La dolcezza di quelle poesie mi rapi' e ancora oggi non riesco a fermare la commozione quando le leggo. Mahmoud Darwish e' nato nel 1941, ha visto il suo villaggio occupato, raso al suolo, e' stato arrestato e poi profugo in Giordania, in Libano e alla fine anche in Tunisia e a Parigi, seguendo le sorti di migliaia di altri palestinesi. Quando e' tornato si e' stabilito a Ramallah e non ha mai smesso di essere la voce forte e gentile della sua gente. Ecco una poesia dedicata ad una ragazza ebrea una delle piu' belle di Mahmoud Darwish, questa, come le altre sue poesie son la rugiada combattente che resta di lui.
 
FRA RITA E I MIEI OCCHI di Mahmoud Darwish
 
FRA RITA E MIEI OCCHI
SI LEVA UN FUCILE
QUELLI CHE CONOSCONO RITA
SI INCHINANO
E PREGANO I SUOI OCCHI DI MIELE DIVINO
HO BACIATO RITA BAMBINA
LEI SI E' STRETTA A ME
LO RICORDO....
I SUOI CAPELLI MI COPRIVANO IL BRACCIO
RICORDO RITA
COME L'UCCELLO RICORDA LA SUA FONTANA
OH RITA!
UN MILIONE DI IMMAGINI
UN MILIONE DI UCCELLI
UN MILIONE DI APPUNTAMENTI
SONO STATI ASSASSINATI
DA UN FUCILE
IL NOME DI RITA, FESTA PER LE MIE LABBRA
IL CORPO DI RITA, NOZZE PER IL MIO SANGUE
PER DUE ANNI
MI SONO PERDUTO IN LEI
PER DUE ANNI LEI SI E' DISTESA SUL MIO BRACCIO
UNITI NEL FUOCO DELLE NOSTRE LABBRA
SIAMO RESUSCITATI PER DUE VOLTE
OH RITA!
CHI AVREBBE POTUTO SCIOGLIERE I NOSTRI SGUARDI
PRIMA CHE SI LEVASSE
UN FUCILE?
OH NOTTE DI SILENZIO!
C' ERA UNA VOLTA....
UNA LUNA E' CALATA ALL'ALBA
LONTANO
IN OCCHI DI MIELE
E LA CITTA' HA CANCELLATO
RITA E LE CANZONI..
FRA RITA E I MIEI OCCHI
SI LEVA UN FUCILE
 
 
 
IVAN GRAZIANI, UNO DI NOI MA SPECIALE!di Giulio Larosa
 
Ivan Graziani e’ uno di quei cantautori considerati a torto “minori”, di lui si sentono sempre le stesse tre quattro canzoni, i suoi dischi non sono facili da trovare, della sua personalita’, di lui in genere, si sa molto poco.
Ma Ivan Graziani era un grande, una persona ed un artista davvero speciale.
Speciale, si, innanzi tutto per il suo modo di essere: non vanitoso, non esibizionista, modesto, schivo, non un istrione come certi rocchettari da circo, era uno qualunque, uno di noi.
Ivan Graziani stava sul palco come si sta tra amici, durante i concerti scherzava, faceva l’ “abbruzzese” , si divertiva e faceva divertire.
Ivan Graziani e’ nato alla fine della seconda guerra mondiale, e’ della generazione che ha fatto il ’68 ma lui non ha costruito su questo il suo mito, lui il 68 l’ ha fatto sul serio e per questo non l’ha usato per darsi un atteggiamento.
Ivan Graziani ha vissuto in giro per l’ Italia ed anche all’ estero, ha avuto una vita avventurosa e interessante, amico di Venditti, Battisti, Renato Zero e tanti altri ma non ha mai rinnegato la sua gente e la sua terra, anzi, della sua terra ha sempre dato l’ immagine migliore, anche provocatoriamente, come quando ha sostentuto che il Rock l’ hanno inventato i negri d’ america e gli emigranti abruzzesi.
Dal palco, anche quando era altrove, salutava spesso in dialetto, a Roma, chiuse il concerto dicendo: “mo facemme Firenze e ce ne iamm’ alla casa!”.
Per noi che non potevamo vantare nessuno, sommersi da cantautori romani, milanesi, napoletani, il suo successo era un piacere enorme: c’era lui, c’era uno di noi!
Ivan Graziani e’ stato tra i primi a suonare nei manicomi, ha sempre avuto una particolare attenzione per i malati di mente che sono spesso protagonisti nelle sue canzoni.
Uno dei matti piu’ famosi e’ “Gabriele D’Annunzio”, un poveretto teramano, un maniaco sessuale ma innocuo, a cui Ivan ha dedicato una bellissima canzone.
Ed a proposito di Gabriele D’Annunzio, Ivan ne era un estimatore, lo sentiva e lo capiva bene, come lo sentiamo noi, noi che siamo abruzzesi.
Ivan Graziani era un sostenitore della cosiddetta “provincia”, diceva che e’ li’ che nascono le novita’, e’ li’ che c’e’ vivacita’ culturale ma la scena e’ dominata da chi sta a Roma e Milano, li’ pochi impongono a tutti il piu’ delle volte la loro mediocrita’.Decentrare i centri di potere era il suo slogan, non si puo’ che essere d’ accordo.
Ivan Graziani non si e’ mai piegato ai grandi gruppi, ha pagato di persona, molti suoi dischi sono stati letteralmente boicottati, tutt’ ora sono praticamente introvabili.
La sua memoria vive grazie a quanti gli sono rimasti vicini, le persone qualunque, quelli che andavano ai suoi concerti, quelli che lo vivevano con simpatia, quelli che lo sentivano come un amico, uno del paese, non una star o un fenomeno da baraccone, insomma, come uno di noi, ma speciale.
 Per saperne di piu’ e scoprire quale grande artista era Ivan Graziani, visitate il sito a lui dedicato www.ivangraziani.it e iscrivetevi all’ associazione amici di Ivan, mi raccomando!
 
 

AURITI LA BATTAGLIA DEL SIMEC

 
Il professor Auriti, celebre per le sue battaglie contro il monopolio delle banche, inventore della moneta “abruzzese” il SIMEC una moneta indipendente vera e propria che ha avuto corso legale in alcune localita’ dell’ Abruzzo.
Riportiamo una intervista che meglio di ogni altra commemorazione puo’ illustrare la personalita’, il pensiero e l’ azione del nostro “Professore”
 
 
L' INTERVISTA COL PROFESSOR AURITI
 
Guardiagrele: anche stamane, davanti alla sua casa, in largo Botteghe, la solita fila. Donne, uomini, ragazzi, turisti... Tutti in coda per il Simec. Il Bancomat della piazza, racconta il direttore del Banco di Napoli, è stato svuotato di 80 milioni come una macchinetta del caffè.

Niente furti, s'intende: è gente che preleva, converte, compra. Più cresce il circuito del Simec, più aumentano il volume di affari, e i rischi. "Ma anche - per il creatore della "moneta abruzzese" - le possibilità di successo. La Finanza continua a monitorare, ma per ora non trova motivi di intervento.
L'uomo che ha innescato questo incredibile "esperimento" valutario, il professor Giacinto Auriti, 76 anni, è sempre nel paese, gira a piedi e sulla sua Brava color amaranto (ammaccata) parla al suo telefonino Alcatel dove riceve telefonate da tutto il mondo. Persino da collezionisti numismatici che vogliono la serie completa delle sue "banconote". A prima vista non sembra il primo italiano che batte moneta in proprio. Si è formato su Ezra Pound, racconta di aver messo in pratica la dottrina sociale della Chiesa (" Soprattutto la Rerum Novarum "), è stato missino (ma non in An), dice: I miei migliori amici sono i comunisti non ds, quelli di Rifondazione, che hanno ancora ideali". Ripete a nastro: "Faccio tutto per le persone, creo ricchezza: la Banca d'Italia toglie, io do".

Professor Auriti, si calcola un circuito di Simec da 800 milioni, la sua valuta ha un corso parallelo a quello della lira, arrivano turisti da fuori a fare shopping, le autorità la sorvegliano. Si sente sull'orlo dell' illegalità ? Riesce ancora a dormire bene ?

" E perché no ? Sono un onesto, e nessuno lo mette in dubbio. Non mi arricchisco di una lira, al contrario ho finanziato con la mia associazione la stampa del Simec ".

Lei sta battendo moneta...

" Attenzione: dal punto di vista strettamente legale il Simec è come un francobollo".

Un francobollo con cui si compra tutto, dal caffè ai telefonini ?

" E perché no ? Il suo valore è una convenzione: se lei avesse in mano un Gronchi rosa sarebbe come se possedesse l'equivalente in milioni, no ? Chi converte Simec acquisisce un valore che è suo, del portatore. E poi lo scambia con chi vuole. Non solo non faccio nulla di male, ma aumento il prodotto interno lordo. Come se vendessi dei francobolli rari, che però hanno buon mercato".
Se ne parla da due giorni, ma molti ancora non riescono a capire il meccanismo... "

Rispieghiamolo, allora!"

Ci provo: dunque, lei vende lOOmila Simec per lOOmila lire. I cittadini che comprano i Simec, li... "scambiano" con i negozianti, e ottengono mercé per un valore doppio. I negozianti che le rivendono i Simec, incassano il doppio pure loro.

"È così".

Ma se tutti ci guadagnano, Che fine fa il deficit di questa catena ?
"Scusi, perché lei non si chiede che fine fa il... deficit della lira? La convertibilità della moneta è finita nel 1971 con la dichiarazione unilaterale di Nixon. Guardi le banconote italiane che ha in tasca. Sopra c'è scritto Pagabili al portatore, ma se lei va in banca a chiedere il corrispettivo in oro, giustamente la prendono per matto".

Lei vuole riprodurre con il Simec la convenzione che ci fa credere al valore della lira, indipendentemente dalla sua copertura in riserve auree ?

" Esatto. Solo che io, vendendo Simec, do un credito del 200 per cento. Fazio, vendendo lire, vende un debito del 100 per cento ".
Ma la Banca d'Italia ha ben altre risorse, per garantire la sua credibilità !

"La mia teoria è: la velocità della circolazione crea un valore che chiamo indotto. Quando si arriva a una velocità critica, il Simec è come una dinamo che produce ricchezza e io non dovrò convertire più. Sostituiremo la moneta della proprietà a quella del debito".
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